«Donne, toccatevi!»

Per risolvere il difficile rapporto tra le donne e il proprio corpo, a Berlino è stato organizzato un 'corso di osservazione di vagine'. Funziona davvero? Il parere del sessuologo Marco Rossi.

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Conoscere il proprio corpo è fondamentale, ancor più se si tratta delle proprie parti intime. Secondo uno studio di DGintim, società tedesca di chirurgia intima ed estetica genitale, metà delle donne intervistate odia la propria vulva. La giornalista Rebecca Baden ha raccontato su Vice questo problema, partecipando a un ‘corso di osservazione di vagine’, workshop organizzato da Sexclusivity, sexyshop femminista di Berlino. Sei donne si sono incontrate a casa di Laura Merrit, titolare del negozio, per «vivere positivamente il rapporto con la sessualità», scrive la Baden, e migliorare la relazione con i propri corpi. «Io ho guardato le vagine di altre donne, e le altre donne hanno guardato la mia» ha scritto la giornalista che, alla fine del corso, si è sentita «soddisfatta e grata a tutti quei progetti femministi che mirano a far sentire le donne più belle e più potenti». Ma è davvero così? Ne abbiamo parlato con il dottor Marco Rossi, psichiatra e sessuologo.

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DOMANDA: Il corso di Berlino può davvero aiutare le donne?
RISPOSTA: È una cosa buona e bella ma non c’entra niente con la difficoltà della donna di riconoscersi positivamente nel proprio corpo. È vero: la maggior parte non si trova a proprio agio e non riesce guardare i propri genitali. Questo anche perché siamo in una società in cui la cosa più importante è la visibilità. Fare un gruppo dove ci si guarda, ci si scambia, ci si racconta è molto corretto e molto utile ma per conoscere di più se stessi: così si avrà una maggiore consapevolezza. Però, se poi mi confronto con le immagini sui social o sui siti porno, allora perderò sempre e comunque il confronto perché non sono una modella, né una pornostar.
D: La colpa, quindi, è anche dei social network?
R: In parte sì, perché con i social tutto è mediato da una fotografia. Pensiamo a Instagram: non si chatta, si inseriscono soltanto delle immagini. In una società come questa, chi non vede il proprio corpo adeguato a quello che è lo standard, cioè attrici, modelle, blogger o influencer, si sente sempre a disagio.
D: Lo stesso discorso vale per la vulva?
R: Sì, anche la vulva ha subito una categorizzazione dalla società dell’immagine. Nel senso che le donne sono molto più segnate dai ‘modelli’ che arrivano dalla pornografia. Per esempio, ho visto un grande incremento di richieste di chirurgia estetica genitale per ridurre le dimensioni delle piccole labbra.
D: Il difficile rapporto tra le donne e il proprio corpo è un problema solo tedesco?
R: No, riguarda tutte le società occidentali. Si può dire che è un problema globale perché siamo diventati una società che vive all’ombra della immagine propria e degli altri. Mi rendo conto, nel mio piccolo, sui social, che uso dal punto di vista professionale, se io posto qualcosa di bello, intelligente, importante ho un riscontro X, se io posto un selfie, ho il doppio di riscontro. Questa è la società dell’immagine.
D: Per quanto riguarda gli uomini, invece?
R: Il problema colpisce molto di più le donne perché sono più sensibili al confronto estetico. Gli uomini si confrontano con altri uomini non tanto sul piano estetico, quanto su quello economico e lavorativo.
D: In Italia esistono corsi simili a quello di Berlino?
R: Non esiste nulla di simile, a quanto ne so. È stato fatto un tentativo con un corso su come fare rapporti orali ma è fallito. Ci sono riunioni, fatte a domicilio, delle aziende che vendono sex toys dove le donne si incontrano e parlano di sessualità e si confrontano.
D: Quali sono i suoi consigli per superare il problema?
R: Il suggerimento più importante è conoscersi: le donne devono imparare a entrare in confidenza con i propri genitali. Li devono guardare, toccare e avvicinarsi molto di più verso la masturbazione.

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Publicato in: Corpo&Mente Argomenti: , , Data: 29-06-2017 01:00 PM


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