«In India ritroverete voi stesse»

Elisa, 32enne di Prato, si è trasferita a Rishikesh, sulle sponde del Gange per dedicarsi a yoga e spiritualità. Il racconto delle sue giornate nell'ashram dalla meditazione al tempo libero.

La città indiana di Rishikesh, sulle sponde del Gange, ai piedi dell’Himalaya e circondata dalla giungla, è considerata la capitale mondiale dello yoga. È qui, presso l’ashram del guru Maharishi Mahesh Yogi, che i Beatles soggiornarono nel 1968 per frequentare un corso di meditazione trascendentale. Mollare tutto per dedicarsi a yoga e meditazione non è però un sogno solo a portata di vip: Elisa Parigi, 32enne di Prato, si trova in un ashram di Rishikesh da settembre e ha in programma di tornare in Italia solamente a maggio 2016. Si è avvicinata allo yoga a 15 anni grazie alla madre, con la quale dal 2007 gestisce Yoga Turiya, un centro dedicato alle discipline bio-naturali. Anche per poter offrire un insegnamento più profondo ai suoi allievi di hatha e raja yoga, Elisa ha scelto di tornare a Rishikesh, dove era già stata in precedenza. Per lei lo yoga è da tempo uno stile di vita che consiglia a tutti, come ha raccontato a LetteraDonna: «A livello fisico allunga e rafforza i muscoli, riporta lo scheletro in allineamento, ristabilisce un modo corretto di respirare e accelera il metabolismo. Ma i benefici dello yoga sono anche psicologici: riduce lo stress, l’ansia e vari disturbi creati dallo stile di vita di oggi». In più lo yoga la aiuta ad aprire uno spazio per la sua conoscenza interiore. Per questo, Elisa consiglierebbe a tutti di trascorrere un periodo in India, anche se riconosce che non è facile mollare tutto e volare nell’Uttarakhand. Ci siamo fatti raccontare la sua esperienza di vita.

DOMANDA: Come si svolgono le giornate nell’ashram?
RISPOSTA: Da marzo a novembre la campana della sveglia suona alle 4.15, mentre in questo periodo ci alziamo alle 4.45. Alle 5.30 ci sono i canti e subito dopo inizia la pratica di āsana e pranayama (posizioni utilizzate in alcune forme di yoga e controllo ritmico del respiro, ndr), che finisce alle 7.30, poi la prima ora di meditazione della giornata. Segue la colazione, poi durante la mattinata ci sono lezioni per gli studenti del Gurukulam. Alle 12.15 c’è una nuova sessione di pranayama e dopo il pranzo, alle 13.
D: Gli esercizi e la meditazione continuano anche di pomeriggio?
R: Sì, dopo pranzo ci sono ancora lezioni, poi alle 16.15 inizia la sessione pomeridiana di hatha yoga, seguita dalla meditazione, fino alle 18.45. Alle 19 è già ora di cena e poi, dopo i canti della sera che iniziano alle 21, sei prontissimo per andare a dormire. D’altra parte poche ore dopo ricomincia una nuova giornata. Questo è il programma che va dal lunedì al sabato, la domenica invece è libera, anche se è consigliata la partecipazione alle meditazioni.
D: A proposito di tempo libero, anche se parliamo di yoga e meditazione sembrano giornate piuttosto intense.
R: Esatto. Il tempo «personale» è veramente poco, quello che basta per tenere in ordine la camera e lavarsi i vestiti, e chiamare a casa ogni tanto.
D: È vero che c’è un giorno del silenzio?
R: Sì, è il giovedì, dedicato al silenzio e alla meditazione intensiva. Dalle 21 del mercoledì alle 8.30 del venerdì viene rispettato il silenzio, non ci sono lezioni e la giornata è impostata per aiutare studenti e ospiti a scendere ancora più in profondità attraverso pratiche di meditazione, camminata contemplativa e rilassamento, oltre alle solite sessioni di hatha yoga.
D: Prima ha accennato al Gurukulam. Di cosa si tratta?
R: È il programma che seguo e prevede solo un attestato di partecipazione. È dedicato ai residenti a lungo termine, persone per cui gli insegnamenti dello yoga diventano parte integrante della vita di tutti i giorni. Gli studenti del Gurukulam però possono partecipare al Teacher Training Program che si tiene due volte l’anno nell’ashram e che dà conoscenze e tecniche per poter insegnare la tradizione. Io ho già completato la formazione in Italia, quindi sto partecipando come osservatrice e aiutante, ma c’è chi sta studiando per gli esami necessari alla certificazione.
D: Lei ha scelto di trascorrere a Rishikesh otto mesi. Ma è possibile soggiornare nell’ashram per periodi più brevi?
R: Sì, io stessa ero venuta qui nel 2013 per il Sangha Retreat, che si svolge ogni tre anni e che richiama i discepoli, gli insegnanti e gli iniziatori della tradizione da tutto il mondo. Era un’occasione particolare perché l’allora capo della tradizione Swami Veda avrebbe fatto voto per una pratica di silenzio della durata di cinque anni. In generale chi arriva a Rishikesh rimane da 2-3 giorni a qualche mese, seguendo le lezioni quotidiane e i seminari in programma. Ci sono praticanti di lunga data ma anche persone che non hanno mai fatto yoga.
D: Tra di loro ci sono tanti italiani? E quante donne?
R: Gli italiani non sono tra i visitatori più comuni, ma non mancano. Rispetto all’Italia, dove la maggioranza di chi pratica yoga è composta da donne, qui la bilancia tra i due sessi è in equilibrio. Nell’ashram comunque ho conosciuto persone di ogni parte del mondo: poco tempo fa uscendo da meditazione mi sono imbattuta in un grande gruppo di asiatiche vestite con abiti tradizionali molto appariscenti: venivano da Ulan Bator, la capitale della Mongolia.

D: Passiamo alle curiosità. Cosa si mangia in un ashram?
R: Il cibo è vegetariano e non si consumano uova: riso, verdure di stagione e chapati invece non mancano mai. Di solito la colazione prevede poha upma, cioè riso schiacciato cotto con verdure, o vari tipi di porridge, pane con burro, anche di arachidi, e chai. Il pranzo è il pasto più completo, mentre la cena è molto leggera. Molti preferiscono bere solo un bicchiere di latte e c’è addirittura chi salta la cena per non appesantire lo stomaco in un orario, quello dopo il tramonto, in cui l’energia digestiva è già a riposo.
D: In India le scimmie, come le mucche, sono ovunque. Anche nell’ashram?
R: Sì, l’ahsram quest’anno in particolare è stato preso di mira da un gruppo abbastanza numeroso di scimmie che vengono a cercare cibo nei bidoni dell’immondizia. Hanno sempre meno paura dell’uomo: entrano nelle camere, ci seguono se abbiamo del cibo e rovistano ovunque. Sta diventando una vera e propria battaglia per il territorio.
D: Qual è la condizione delle donne in India?
R: L’ashram è un posto molto particolare, le indiane che soggiornano qui sono più acculturate e ricche della media. Nel complesso le condizioni delle donne variano molto da famiglia a famiglia e in special modo tra la popolazione rurale e urbana. Certo, gran parte di loro è ancora succube delle tradizioni paternalistiche tradizionali, ma ad ogni modo l’India è in rapido sviluppo e sono sempre più le donne che studiano e hanno uno status indipendente. È comunque difficile parlare dell’india come un insieme unico, perché è uno Stato immenso e colmo di differenze al suo interno.
D: Come la descriverebbe in tre parole?
R: Caotica, inaspettata, spirituale.

INFORMAZIONI PRATICHE
Il programma del Gurukulam costa 300 dollari al mese da ottobre a maggio, mentre nel restante periodo dell’anno il prezzo si dimezza. Gli studenti possono scegliere la forma di pagamento: mensile, trimestrale o complessiva e se decidono di lasciare prima del previsto non sono tenuti a pagare la parte restante della quota. Ma in questo caso per essere ammessi l’anno successivo, è necessario che il direttore della scuola sia d’accordo. Gli ospiti dell’ashram pagano invece 35 euro al giorno. Nella cifra sono compresi i pasti e tutte le attività, anche i seminari. Ci sono ashram in tutta l’India, ma Rishikesh è un luogo speciale per la spiritualità: innanzitutto è sulle rive del fiume sacro Gange e, essendo vicino all’Himalaya, è sempre stato un punto di incontro tra i guru che scendevano dalle montagne e i loro discepoli. Per prenotare in un ashram la permanenza in genere basta scrivere un’email. Quello dove alloggia Elisa Parigi è il Sadhaka Grama.

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Publicato in: Corpo&Mente Argomenti: , , , , , , , , , Data: 03-02-2016 06:23 PM


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