S.O.S SALUTE

Artrite reumatoide, patologia rosa

di Simona Peverelli
Colpisce circa 300 mila italiani, di cui il 75% sono donne. E crea problemi anche sul lavoro.
Artrite reumatoide. Artrite reumatoide è una malattia che colpisce prevalentemente le donne e che può causare effetti negativi sulla vita lavorativa. (Thinkstock)

Artrite reumatoide. L’artrite reumatoide è una malattia che colpisce prevalentemente le donne e che può avere ripercussioni sulla vita lavorativa. (Thinkstock)

Far fatica a sbrigare i mestieri di casa. Non riuscire a svolgere il proprio lavoro con la stessa abilità di prima. Imbarazzarsi al momento di stringere la mano in occasione di un incontro formale. Sono le donne le più colpite dall’artrite reumatoide, un’infiammazione articolare che sul lungo periodo provoca difficoltà nei movimenti. La patologia colpisce circa 300 mila italiani di cui circa il 75% sono donne, in età compresa tra i 35 e i 50 anni, con un rapporto di 3 a 1 rispetto agli uomini.
I SINTOMI SENTINELLA
Pur essendo una delle malattie autoimmuni più diffuse (otto volte più frequente della sclerosi multipla, ad esempio) l’artrite reumatoide è spesso confusa con patologie meno gravi, come l’artrosi. Per questa ragione, gli esperti raccomandano di non sottovalutare i dolori, soprattutto alle articolazioni di mani, polsi, piedi e caviglie, che sono infatti il primo sintomo del manifestarsi della patologia.
DISINFORMAZIONE
«Tra i cosiddetti ‘sintomi sentinella’ rientrano la tumefazione a carico di tre o più articolazioni da più di sei settimane, dolore a livello dei polsi e delle piccole articolazioni di mani e piedi e rigidità mattutina superiore ai trenta minuti», spiega Roberta Ramonda, specialista del dipartimento di Medicina DIMED dell’Università degli studi di Padova. Secondo i dati emersi nel corso di un incontro organizzato dall’Ateneo, il 52% degli affetti da artrite è convinto di essere ben informato sulla gestione della malattia, ma il 60% crede a torto che l’assenza di dolore significhi un artrite reumatoide sotto controllo, e ancora, solo il 52% dei malati sa che il danno articolare non è reversibile.
LAVORO A RISCHIO
La paura più grande per chi soffre di questa patologia, però, al di là del fatto di non poter mai più indossare un paio di tacchi da red carpet, è quella di non essere in grado di fare il proprio lavoro nello stesso modo e agli stessi ritmi di prima. Entro i primi due anni dal primo manifestarsi dell’artrite, il 10% delle persone colpite sviluppa un’invalidità grave, e meno del 50% mantiene una normale attività lavorativa a 10 anni dai primi sintomi. Secondo le stime, infatti, in Italia il costo sociale complessivo della patologia è superiore a 1 miliardo e 700 milioni di euro annui, di cui oltre 1 miliardo per la perdita di produttività e 600 milioni per la perdita di capacità lavorativa.
ARGOMENTO DELICATO
Infine, secondo uno studio presentato a Madrid e condotto in 42 Paesi su oltre 19 mila persone (di cui 423 pazienti italiani) la malattia ha avuto un impatto negativo sul lavoro in almeno un caso su tre. Ma il problema più grande, secondo Gabriella Voltan, presidente Anmar (Associazione nazionale malattie reumatiche) è che «ancora oggi sono in pochi quelli che decidono di parlare dei loro problemi con il capo e i colleghi». Se dall’indagine emerge che il 76% degli intervistati ritiene la propria malattia sotto controllo, il 32% segnala i pesanti effetti sul lavoro e sulla carriera, e il solo il 43% confida di averne parlato al datore di lavoro.

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