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Con le protesi al seno gli esami sono sicuri

di Silvia Soligon
La prevenzione dei tumori non risulta compromessa. Nonostante i risultati di una ricerca canadese.
Protesi al seno. Secondo alcuni studiosi le protesi al seno non facilitano la diagnosi di tumori, ma alcuni esperti tranquillizzano su questi timori. (Thinkstock)

Protesi al seno. Secondo alcuni studi le protesi al seno non facilitano la diagnosi di tumori, ma alcuni esperti sono scettici a riguardo. (Thinkstock)

Negli ultimi tempi si è parlato molto di cancro al seno, complice la decisione di Angelina Jolie di sottoporsi a una mastectomia bilaterale per scongiurare il rischio di contrarre la stessa malattia che ha portato alla scomparsa prematura della madre. Tra le varie critiche all’iniziativa intrapresa dall’attrice c’è anche quella che la ricostruzione del seno con le protesi ostacolerebbe la diagnosi di un eventuale tumore. A detta di alcuni studi, come quello pubblicato sul British Medical Journal da un gruppo di ricercatori canadesi, le protesi, essendo opache, renderebbero più difficile l’identificazione delle masse tumorali. Tuttavia, secondo gli esperti, questo timore è del tutto ingiustificato.
DIAGNOSI PRECOCE AL SICURO
«
Le protesi al seno non ostacolano la diagnosi precoce né quando vengono inserite per motivi estetici, né quando vengono utilizzate per ricostruire un seno dopo l’asportazione chirurgica», spiega a Letteradonna.it Massimo Dessena, chirurgo oncologico dell’Ospedale oncologico di Cagliari e segretario nazionale della Società Italiana di Chirurgia Oncologica. «Quando la protesi è inserita per motivi estetici viene posizionata sotto alla ghiandola mammaria o sotto al muscolo. La ghiandola non viene intaccata e la mammella è completamente esplorabile con una mammografia, un’ecografia o una risonanza magnetica nucleare. Quando, invece, viene inserita per ricostruire un seno asportato viene sempre posizionata sotto al muscolo. Secondo alcuni in questo caso una recidiva è ancora più facilmente individuabile».
ECOGRAFIA O MAMMOGRAFIA
Alberto Luini, direttore della Divisione di Senologia dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, è della stessa opinione. «La paziente che subisce un intervento di mastectomia con ricostruzione non rischia di compromettere i successivi esami esplorativi. Anche in presenza di una protesi l’ecografia consente un’analisi accurata. La mammografia, poi, oggi si avvale di tecniche digitali che consentono di essere molto accurati anche dal punto di vista radiologico. Non c’è nessun rischio di non scoprire una lesione anche se molto piccola».
CONTROLLI PRIMA DELL’INTERVENTO
Entrambi gli esperti sono d’accordo anche su un altro punto: quando l’intervento ha carattere puramente estetico è importante che prima dell’intervento vengano eseguiti tutti gli accertamenti necessari per escludere l’eventuale presenza di un tumore. Per questo, sottolinea Alberto Luini, anche in questi casi è bene rivolgersi a centri con diagnosi senologica di alto livello, raccomandazione che resta valida anche dopo la mastoplastica additiva.
SÌ ALLA PREVENZIONE
Per quanto riguarda, invece, i controlli da effettuare una volta inserita la protesi, in assenza di alterazioni al seno un controllo annuale con un’ecografia è più che sufficiente, mentre in presenza di noduli benigni che devono essere monitorati più accuratamente, Alberto Luini consiglia un’ecografia ogni 6 mesi. Dopo i 40 anni le tempistiche sono le stesse, ma l’esame più indicato è la mammografia. La risonanza magnetica non è, invece, l’esame di prima scelta. «Ha un ruolo particolare», conclude Massimo Dessena, «è consigliata alle donne a rischio per questioni di familiarità del tumore».

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Publicato in: Corpo&Mente Argomenti: , , , Data: 26-06-2013 11:37 AM


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