S.O.S SALUTE

La sindrome del letargo colpisce a primavera

di Antonella Rossi
Stanchezza e ansia sono i sintomi. L’omeopatia è un valido aiuto.
Con la primavera può succedere  che si accumili stanchezza, sonnolenza e apatia, ma anche insonnia e irritabilità. Un rimedio può essere l'omeopatia.

Con la primavera può succedere che si accumuli stanchezza, sonnolenza e apatia, ma anche insonnia e irritabilità.

Sole alto nel cielo e temperatura in salita. La primavera è, ormai, scoppiata. Le giornate sempre più lunghe e calde fanno venire voglia di stare all’aria aperta, ma questo periodo dell’anno porta con sé anche tutta una serie di piccoli disturbi.
Stanchezza, sonnolenza e apatia, ma anche insonnia e irritabilità. Il mal di primavera, conosciuto anche come sindrome del letargo, può colpire chiunque, adulti e bambini, e (sembra) che anche i nostri animali domestici non passino indenni dall’inverno alla bella stagione.
TRA LE CAUSE ANCHE LA STRUTTURA FISICA
Come ha spiegato a Letteradonna.it Ruggero Cappello, medico, esperto in Omeopatia e Medicina non convenzionale a Trento, «le cause sono diverse, variano da persona a persona e possono avere ragioni sia fisiche che mentali. Le persone di tipo longilineo, ad esempio, sono più colpite rispetto alle altre, perché hanno una minore riserva di energie e spesso soffrono anche di pressione bassa».
L’ESCURSIONE TERMICA CAUSA MALESSERI
Secondo l’esperto, poi, «questi cali possono essere collegati anche al modo in cui si è trascorso l’inverno. Se ci si è ammalati spesso e, di conseguenza, sono stati assunti più farmaci, a primavera si è più deboli e ci sono maggiori possibilità di incorrere in un’astenia psicofisica». In tutto ciò giocano un ruolo importante anche le variazioni di temperatura. L’organismo, infatti, non si abitua subito all’escursione termica e ciò contribuisce a questi piccoli malesseri.
I RIMEDI OMEOPATICI
L’omeopatia offre molte soluzioni per contrastare i sintomi del mal di primavera. Ve ne suggeriamo alcuni con l’aiuto del nostro specialista, inteso che prima di assumere qualunque farmaco è sempre doveroso rivolgersi al proprio medico di fiducia. «Per la stanchezza psicofisica si può usare la Calcarea phosphorica 30 CH tubo dose, da assumere ogni dieci giorni per un mese o due, a seconda della necessità. A questo rimedio, poi, si possono affiancare degli oligoelementi: rame, oro e argento sono delle fiale bevibili che aiutano a riprendersi dalla stanchezza», ci spiega ancora Ruggero Cappello.
CONTRO STRESS E STANCHEZZA
Se invece la stanchezza è di tipo mentale, il medico suggerisce di utilizzare il Phosphoricum acidum 7 CH. «Cinque granuli prima di colazione e cinque prima di pranzo. Anche in questo caso il periodo di trattamento varia da uno a due mesi, a seconda delle specifiche esigenze», chiarisce lo specialista. Questo rimedio è indicato anche se si svolgono lavori intellettuali e si hanno difficoltà di concentrazione. Infine, per l’esperto, «nel caso in cui ci sia anche stress, dovuto a un periodo particolarmente impegnativo a livello mentale, con poca voglia di fare, unita ad astenia psicofisica e difficoltà di memoria è invece indicato il Kalium phosphoricum 7 CH. Il dosaggio è sempre di cinque granuli prima di colazione e pranzo».
UN CORRETTO RIPOSO
Per superare indenni questo periodo è importante anche seguire uno stile di vita sano. Oltre a una leggera attività fisica e un’alimentazione corretta bisogna riposare nel modo giusto. Il fatto che le ore di luce siano di più non vuol dire che la giornata debba allungarsi a dismisura. Meglio andare a dormire e svegliarsi sempre alla stessa ora, almeno nei primi mesi. È importante, inoltre, evitare di addormentarsi durante la giornata, specie subito dopo pranzo quando il sonno è maggiore, e trovare il tempo per fare una passeggiata.

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