S.O.S. SALUTE

Abbronzatura artificiale, no ai rischi

di Antonella Rossi
Mai più di dieci minuti. Per evitare scottature e patologie serie. Come il melanoma. I consigli del dermatologo.

I tempi di una seduta e la frequenza dei trattamenti devono essere tenuti sotto controllo. (Thinkstock)

L’estate è ancora lontana, ma chi l’aspetta tutto l’anno non rinuncia all’abbronzatura nemmeno in questa stagione. Eppure, lampade e lettini, se usati in modo scorretto, possono causare danni alla pelle, da semplici irritazioni a patologie più serie come, ad esempio, il melanoma.
L’ALLARME DEI RICERCATORI INGLESI
L’ultimo altolà ai fan della tintarella a ogni costo arriva dall’Inghilterra, dove sono stati diffusi i dati di un recente studio condotto dall’Università di Dundee e pubblicati sul British Journal of Dermatology. La ricerca ha esaminato circa 400 macchinari, concludendo che, in nove casi su dieci, i livelli di raggi Uva utilizzati per l’abbronzatura, superavano di quasi due volte i limiti consentiti dalla legge. Non è la prima occasione in cui si punta il dito contro le lampade, tanto che, dal 2009, le radiazioni artificiali prodotte da lettini & Co. sono classificate come «cancerogene» dalla Iarc, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro. Un’eventualità che si lega soprattutto all’abuso di questi macchinari.
IN ITALIA LETTINI VIETATI ANCHE AI MINORENNI
Dal 2011, le lampade abbronzanti e i solarium sono state vietati ai minorenni, alle donne incinte ed ai soggetti con particolari patologie, che si scottano facilmente al sole. Il divieto è stato previsto da un decreto interministeriale firmato dall’ex ministro della Salute Ferruccio Fazio. A fare da apripista è stata però la Toscana, prima regione italiana a vietare l’uso dei lettini solari sia agli under18, dotandosi di un documento approvato dal Consiglio Regionale, sia alle donne in stato di gravidanza.
GLI UVA PENETRANO A FONDO
Oggi, fortunatamente, le lampade devono rispondere a precisi standard qualitativi e vengono vendute con apposite tabelle, che indicano tempi e modalità di utilizzo. C’è, inoltre, più informazione sui rischi che si possono correre. Fino a pochi anni fa, infatti, si riteneva che i raggi Uva, quelli di solito più utilizzati per l’abbronzatura artificiale, non fossero dannosi per la pelle rispetto ai più potenti Uvb. È vero che i raggi Uva sono meno aggressivi, ma hanno una lunghezza d’onda superiore agli Uvb, caratteristica che permette loro di penetrare fino ai livelli più profondi dell’epidermide. Con gli Uva, inoltre, non si percepisce la sensazione tipica di quando ci si scotta al sole. Un problema che, in caso di esposizione prolungata, può provocare danni seri.
DIECI MINUTI, IL TEMPO GIUSTO PER UNA SEDUTA
«Per usufruire dei raggi ultravioletti è meglio esporsi alla luce solare», ha spiegato a LetteraDonna.it il professor Antonino Di Pietro, dermatologo a Milano. «Le lampade non sono pericolose in sé, ma la durata del trattamento può far insorgere dei problemi, perché a volte se ne abusa. È il caso dei più giovani che, molto spesso, accorpano due sedute invece di farne una alla volta, per abbronzarsi di più e più in fretta», prosegue lo specialista. «La permanenza ideale sul lettino è di dieci minuti a seduta, così come è indicato anche sulle tabelle con cui questi macchinari vengono venduti», spiega ancora l’esperto. «Se si vive al Nord piuttosto che al Sud, e durante l’anno si prende meno sole, due lampade al mese sono sufficienti e non creano problemi – precisa ancora il professor Di Pietro – ma bisogna stare attenti a non bruciarsi. In questo caso, meglio interrompere subito, perché se ci si brucia possono insorgere una serie di problematiche legate alla salute della pelle, dall’invecchiamento precoce a patologie più gravi».
QUANDO È MEGLIO EVITARE
Prima di esporsi ai raggi artificiali del solarium bisogna eliminare trucco e profumi, così come si farebbe in spiaggia, per scongiurare la comparsa di macchie e irritazioni, mentre si può anche fare a meno della crema protettiva. «È meglio fare una seduta di 10 minuti senza crema, piuttosto che una di 20 con la protezione», chiarisce il professor Di Pietro, «perché le creme, soprattutto quelle che hanno delle componenti alcoliche, possono provocare reazioni allergiche dovute al contatto con i raggi Uva», prosegue lo specialista.  Esistono poi casi specifici in cui lampade e lettini vanno evitati. «Meglio rimandare se ci sono delle lesioni come, ad esempio, eritemi e lupus, ma anche se si assumono farmaci antibiotici e anticoncezionali. Attenzione anche per chi fuma spinelli. La pelle diventa più sensibile e sale la probabilità di rischio», conclude l’esperto.

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