S.O.S SALUTE

Procreazione assistita e l'incubo-stress

di Silvia Soligon
L'ansia può compromettere la riuscita dei trattamenti. Bisogna agire per tempo. E avere sostegno.
Lo stress è nemico della procreazione medicalmente assistita.

Lo stress è nemico della procreazione medicalmente assistita.

Diventare madre dovrebbe essere l’esperienza più bella della vita di una donna, ma a volte le difficoltà a concepire trasformano i tentavi di rimanere incinta in un vero incubo. Per le coppie che scelgono la strada della procreazione medicalmente assistita (Pma) lo stress può diventare talmente tanto da compromettere anche la buona riuscita delle terapie. Uno studio pubblicato su Human Reproduction ha svelato i fattori che contribuiscono ad aumentare lo stress psicologico accusato dalle donne con problemi di infertilità, dimostrando che uno degli errori più frequenti è aspettare troppo tempo prima di cercare l’aiuto di un medico. Uno sbaglio che, a sua volta, aumenta lo stress cui è sottoposta la donna.
NERVI A FIOR DI PELLE
Gli autori dello studio hanno intervistato 445 donne con problemi di infertilità residenti nei quattro Paesi europei in cui viene effettuato il numero maggiore di cicli di Pma: Francia, Germania, Italia e Spagna. Ne è emerso che le difficoltà a diventare madre generano depressione, ansia e rabbia spesso accompagnate a bassa autostima, senso di imbarazzo o fallimento e paura che le difficoltà a concepire possano compromettere il rapporto di coppia. Non solo, il 58% delle donne sente di aver atteso troppo a lungo prima di rivolgersi a un medico per risolvere il problema. In media, infatti, una donna aspetta due anni prima di iniziare un trattamento, un ritardo che aumenta ansia e rimorsi. «Con l’infertilità la coppia entra in uno stato di stress continuo che influisce sul percorso successivo», sottolinea Anna Pia Ferraretti, ginecologo responsabile del centro di Pma Sismer di Bologna. «Sapere cosa fare può aiutare. Per questo non bisogna perdere tempo inutilmente: spesso la confusione aumenta lo stress».
NON PIÙ DI UN ANNO
Le coppie che hanno difficoltà a concepire dovrebbero rivolgersi a un medico già dopo un anno di rapporti non protetti che non si sono concretizzati in una gravidanza. «È bene», sottolinea l’esperta, «fare una serie di indagini in tempi brevi perché aspettare aumenta lo stress». Una volta individuate la causa dell’infertilità e la terapia più opportuna la coppia deve decidere se intraprendere o meno il percorso indicato. «L’importante è che sia una scelta basata su un’informazione. Bisogna parlare molto dei percorsi, dei rischi, delle possibilità di successo». Spesso, infatti, le coppie desistono perché non riescono a sopportare le difficoltà incontrate. «I trattamenti devono essere ripetuti anche 5-6 volte per vedere un successo, ma già uno o due fallimenti generano stress».
PUNTI DI RIFERIMENTO
Per questo motivo è fondamentale che le coppie ricevano un opportuno sostegno.«Durante tutto il percorso, dalla diagnosi al trattamento, dovrebbe esserci una figura di riferimento che dovrebbe essere il ginecologo di fiducia», suggerisce Ferraretti. Anche lo psicologo presente nei centri di Pma può essere d’aiuto: «Può permettere alla coppia di vivere con meno stress e aumentare le probabilità di successo».

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Publicato in: Corpo&Mente, Fertilità Argomenti: , , Data: 07-01-2013 12:47 PM


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