IN ITALIA

Procreazione assistita: le donne salgono al Nord

di Simona Peverelli
Una su quattro si mette in viaggio. Al Sud i centri sono per lo più privati. E le coppie si fidano meno.

Tra il Nord e il Sud Italia ci sono forti disparità anche nel costo e nel numero dei centri che praticano la procreazione assistita.

Avere un figlio non è mai stato così difficile (e costoso). Parliamo di procreazione medicalmente assistita (Pma), cioè di quel metodo al quale sono costrette a ricorre le coppie che per problemi di salute o di fecondità non riescono ad avere un bebè. Il fatto che emerge è che più di un quarto delle donne che ricorre a queste tecniche “migra” dalla sua Regione, principalmente al Nord. I dati, presentati dalla commissione d’inchiesta sugli errori e i disavanzi sanitari, raccontano che coloro che si sono sottoposte all’inseminazione in Italia dal 1 gennaio 2011 al 30 giugno 2012 sono 50.900: di queste, 37.322 erano residenti nella stessa regione del centro di Pma, mentre 13.578 hanno dovuto migrare verso altre regioni, con conseguenti costi e disagi.
I VIAGGI DELLA SPERANZA
Si tratta di un vero e proprio flusso migratorio. Il tipico viaggio della speranza italiano mantiene la stessa rotta da Sud verso Nord, come già succede per la ricerca di un lavoro o per sottoporsi a determinate cure mediche, ma questa volta per una ragione diversa. Il fenomeno è presto spiegato: secondo la commissione, la maggior parte delle Regioni del Nord prevede questi trattamenti all’interno del sistema sanitario regionale, mentre in altre prevalgono le strutture private. In Sicilia, ad esempio, su 36 centri, 7 sono pubblici e 29 a pagamento. Sempre secondo i risultati dell’indagine, per arrivare al primo posto della classifica di attrattività, bisogna giungere in Toscana, e poi ancora più al nord: Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna e Lombardia.
CONTRO LE DISPARITÀ
Con il tasso di mobilità emerso dallo studio, le Regioni settentrionali «continuano ad arricchirsi a spese di quelle più povere» ha osservato il presidente della commissione d’inchiesta sugli errori e i disavanzi sanitari, Antonio Palagiano. L’unico modo per superare questa disparità è «inserire la riproduzione assistita all’interno dei Livelli essenziali di assistenza (Lea)» per «rendere omogeneo su tutto il territorio tanto il servizio quanto il costo. Allo stesso modo e per lo stesso motivo -ha aggiunto Palagiano- sarebbe necessario prevedere un unico costo per il rimborso, valido in tutto il Paese come avviene per le altre patologie». Insomma, ridurre questo flusso significherebbe aiutare le coppie che si trovano costrette ad affrontare una fase delicata, non solo a causa delle difficoltà dovute alle tecniche in se stesse, ma anche perché lontane da affetti, famiglia e terre d’origine.

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Publicato in: Fertilità Argomenti: , , , Data: 13-12-2012 12:41 PM


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