RISCHIO

Dolce attesa, no all'acol

di Alma Pantaleo
Per una ricerca inglese anche il consumo sporadico può danneggiare il feto a livello cerebrale.
Anche un solo bicchiere può essere dannoso in gravidanza.

Anche un solo bicchiere può essere dannoso in gravidanza.

Che l’alcol in gravidanza sia dannoso è noto ormai da tempo. Ma per i ricercatori delle università di Bristol e Oxford c’è di più: influenzerebbe in maniera negativa sullo sviluppo cerebrale del feto, anche in piccole quantità. Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica PLoS One, ha rilevato che bere anche un solo bicchiere di vino alla settimana durante la gestazione può causare un deficit intellettivo nel bambino. Ma gli esperti ritengono che quantificare ‘in bicchieri’ la percentuale di rischio non sia ancora del tutto possibile.
LE ALTERAZIONI GENETICHE
I ricercatori, guidati dalla dottoressa Sarah Lewis e dal dottor Ron Gray, hanno analizzato i dati di 4 mila mamme e 4.167 bambini, basandosi sull’Avon Longitudinal Study of Parents and Children (studio condotto in Gran Bretagna per individuare i fattori ambientali che durante e dopo la gravidanza influiscono sulla salute infantile) e hanno evidenziato gli effetti negativi che l’alcol produce sul Dna. Per ogni alterazione genetica si è registrata una riduzione del quoziente intellettivo di 2 punti nei bambini, la cui capacità cognitiva è stata testata a otto anni di età attraverso la Wechsler Intelligence Scale for Children (uno strumento di valutazione delle abilità intellettuali dei bimbi dai 6 ai 16 anni e 11 mesi).
UN BICCHIERE OGNI TANTO
La ricerca ha anche sottolineato come non esista una soglia massima di consumo di alcolici da non superare: «Anche a livelli di consumo di alcol che sono normalmente considerati innocui», spiega la dottoressa Lewis, «siamo in grado di rilevare le differenze di QI nell’infanzia, perché dipendono dalla capacità del feto di eliminare questa sostanza». Significativo, infatti, è che la ricerca si concentri solo sulle drinking during pregnancy (le bevitrici in gravidanza di appena un bicchiere) per indagarne i danni sul nascituro ed escluda le heavy drinkers (le bevitrici incallite) perché già si conoscono gli effetti di un’assunzione massiccia di alcolici.
RISCHIO NON QUANTIFICABILE

Secondo Costantino Romagnoli, direttore della Struttura Complessa di Neonatologia del Policlinico Gemelli di Roma, «gli effetti negativi dell’alcol durante la gravidanza sono ormai ben noti dal 1968: ritardo di crescita prenatale e postnatale, anomalie facciali e microcefalia con ritardo mentale, ma non si è mai riusciti a stabilire effettivamente le quantità alcoliche pericolose per il feto». Questo perché, spiega a LetteraDonna.it, «ci sono in gioco troppe variabili: il tipo di bevanda, l’esatta quantità ingerita, le possibili associazioni con altre fonti di alcol non conosciute e soprattutto la mancanza di un metodo di misura quantitativo attendibile. Senza considerare che esiste una notevole variabilità nel metabolismo dell’alcol su base genetica e anche epigenetica (ambientale)». Quindi promuove solo in parte la ricerca pubblicata su PLoS One: «Il risultato dello studio conferma quello che già sappiamo. Ma ha due pregi: potrebbe avviare una campagna informativa che sensibilizzi le adolescenti, che un giorno saranno mamme, sui rischi dell’alcol in gravidanza e, in secundis, ha tentato (e sottolineo “tentato” perché non sono sicuro possa essere generalizzata) una quantificazione dell’assunzione di alcol».
TOLLERANZA ZERO
Insomma, la ricerca inglese non sarà forse accolta trionfalmente dalla medicina neonatale, perché forse ancora approssimativa in merito alle quantità alcoliche rischiose per il feto. Ma vanta sicuramente un primato rispetto agli studi precedenti: aver coraggiosamente espresso, senza ‘se’ e senza ‘ma’, tolleranza zero nei confronti di qualsiasi forma di consumo alcolico in dolce attesa.

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Publicato in: Corpo&Mente, Fertilità Argomenti: , Data: 04-12-2012 03:00 PM


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