DARK SIDE

Se le mamme vanno in blues

di Francesca Amé
Ansia, pianti, insonnia. Il post partum è il periodo peggiore per le donne. E se persiste è depressione.
Il maternity blues può verificarsi nei primi 4-6 mesi dopo il parto.

Il maternity blues si può verificare nei giorni successivi al parto.

Pianti frequenti, ansie e cattivo umore. Le donne si sono illuse per troppo tempo che la maternità fosse solo una parentesi della vita infarcita di zucchero. Il parto, lo confermano gli specialisti, è invece prima di tutto un evento traumatico. Dopo la nascita del bambino il corpo della madre cambia di nuovo, una minuscola creatura dipende in tutto e per tutto da lei, gli equilibri di coppia vanno all’aria, così come il sonno. È normale, ogni madre lo sa. A volte però la gestione del neonato genera un’ansia e uno stress tale da velare di tristezza i mesi successivi al parto. Ed è qui che deve suonare il campanello d’allarme: gli sbalzi d’umore delle neomamme non vanno mai sottovalutati.
MATERNITY BLUES
Si parla spesso del maternity blues causato dalla brusca caduta dei livelli ormonali (estro-progestinici) dopo la nascita del bambino: crisi di pianto, irritabilità, insonnia, ansia sono sensazioni che molte mamme provano nei giorni successivi al parto (circa l’80% delle madri, secondo le statistiche). Questo disturbo di solito si risolve spontaneamente nel giro di una decina di giorni. Non per tutte, purtroppo.
DEPRESSIONE POST-PARTUM
Circa il 16% delle mamme italiane, secondo i dati del ministero della Salute, soffre di vera e propria depressione post-partum, una patologia che solitamente si manifesta entro i primi 4-6 mesi dopo il parto e può durare tutto il primo anno di vita del bambino. Se nel maternity blues la brusca caduta degli ormoni mette la madre in uno stato di maggiore allerta rispetto alla ‘pacatezza’ della gravidanza, anzi secondo i medici è una sorta di stratagemma della natura per aiutare la madre a conoscere meglio il proprio figlio e a essere vigile, la depressione post-partum è un’altra cosa. È un disturbo che compromette pesantemente la relazione mamma-bambino e che, se non curato, arreca danno alla donna e alla sua normale relazione di attaccamento al figlio, generando una serie di problemi a catena di non poco conto anche negli anni a venire.
LE LINEE GUIDA 
O.N.Da, l’Osservatorio nazionale sulla salute della donna, si è occupato a fondo della questione mettendo a punto anche in Italia, su modello di altri Paesi europei, delle linee guida sulla depressione in maternità dedicate a medici di base, infermieri, ostetriche, ginecologi utili a riconoscere, diagnosticare e prevenire la depressione in maternità, indirizzando le mamme da specialisti fin dai mesi precedenti al parto, se necessario.
Se uno dei fattori di rischio è l’avere sofferto in passato di depressione, esistono anche molti altri fattori scatenanti: gravidanza indesiderata o non programmata, giovane età, gravidanze ravvicinate, recenti eventi stressanti (un lutto, ad esempio), difficoltà o impossibilità ad allattare, storie di abusi, parto ‘deludente’ (frequente nelle donne che hanno subìto cesareo non programmato), ma anche disoccupazione, problemi economici, mancanza di supporto della famiglia.
PRIMA REGOLA, IL SORRISO
Guarire è possibile, prevenire è fondamentale: i medici ne sono convinti. Non vanno sottovalutati gli stili di vita, come una buona alimentazione, che deve essere ricca di omega 3 e vitamina D, che stimola ‘il buon umore’. Ancor più importante è il sostegno del proprio compagno o dei familiari che dovrebbero farsi carico, almeno nelle settimane immediatamente successive al parto, delle incombenze pratiche, sollevando così la neomamma da troppi impegni e permettendole di riposare o di dedicarsi a se stessa. Gli esperti consigliano di iscriversi ai corsi post-partum organizzati dagli ospedali o dai consultori e di trovare spazi, anche informali, dove incontrarsi con altre donne per confrontare le proprie esperienze. O.N.Da ha creato anche un sito sull’argomento (www.depressionepostpartum.it), dove si trova anche il ‘decalogo del sorriso’ per la neomamma. Prima regola: «Fai ridere il tuo bambino: riderai anche tu!».

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Publicato in: Corpo&Mente Argomenti: , Data: 28-11-2012 05:14 PM


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